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IN-FINITUM
Progetto
Gli artisti in mostra


Bill Viola, 'Bodies of light”, 2006

Jef Verheyen, 'Urbino”, 1978

Michael Borremans, 'The Ghost II”, 2008


Servizi per la stampa

- documento testualeComunicato Stampa

- Photo album
“If the doors to perception were cleansed,
Then everything would appear to man as it is –
Infinite.”

William Blake (1757 – 1827)


La Fondazione Musei Civici di Venezia e la Vervoordt Foundation presentano a Palazzo Fortuny In-finitum, una mostra che esplora la categoria dell’Infinito nelle sue diverse accezioni, dal non-finito all’illimitato, all’incompiuto. In-finitum completa e conclude il ciclo espositivo ideato da Axel Vervoordt iniziato a Venezia, a Palazzo Fortuny nel 2007 con Artempo: Where time becomes art e proseguito nel 2008 a Parigi con Academia: Qui es-tu? Di nuovo a Palazzo Fortuny, In-finitum presenta oltre 300 opere, da pezzi archeologici a dipinti di antichi maestri, fino a opere moderne e contemporanee e a installazioni, alcune create espressamente per questa occasione.
A cura di Axel Vervoordt, Daniela Ferretti, Giandomenico Romanelli e Francesco Poli, è aperta al pubblico fino al 15 novembre 2009.
In-finitum è un percorso, un viaggio che si snoda lungo i quattro piani di Palazzo Fortuny (l’ultimo dei quali recuperato e aperto al pubblico per la prima volta in quest’occasione) e che coinvolge la mente e l’anima con levità. La mostra si struttura intorno a una serie di temi e concetti che evocano per metafore e approssimazioni di significati il senso dell’infinito, altrimenti inafferrabile: il Cosmico, L’opera d’arte incompiuta, l’Infinito nella costruzione prospettica, lo Spazio-in-mezzo (il concetto giapponese di MA); la Stanza Nera, il Monocromo, il Vuoto (in giapponese KU).
Le opere in mostra provengono da tutti i continenti e da epoche diverse: grandi maestri e autori anonimi; dipinti, sculture, installazioni, oggetti d’uso comune e di recupero; la sfida intellettuale e il coinvolgimento emozionale. Diversissime tra loro, hanno in comune un impatto d’intensa suggestione e l’apertura a innumerevoli possibilità di relazione e collegamento, oltre lo sguardo.

Palazzo Fortuny, con i suoi spazi così fortemente connotati dai segni del tempo e della storia, costituisce l’habitat naturale di questa mostra, come già di Artempo. La sua struttura e atmosfera, ancora così profondamente pervase del genio creativo di Fortuny, si adattano perfettamente all’indagine sull’ignoto e l’inconoscibile che attraversa In-finitum.
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